Un altro criterio per
giungere alla definizione di punto improprio è il seguente:
Dati
su un piano « una retta r ed un punto C

si considerano le rette che
congiungono i punti di r con C.
Ad ogni punto di r corrisponde una retta passante per C e
viceversa ad ogni retta per C corrisponde un punto su
r. Pertanto, la relazione che intercorre tra le rette per
C e i punti di r è detta BIUNIVOCA.
Allontanando progressivamente
i punti su r da quello iniziale, le rette per C
tendono sempre più ad assumere la direzione di r, ossia a
divenire parallele ad r.
Viceversa, aumentando
progressivamente l'angolo delle rette per C (rispetto a
quello iniziale w)i punti corrispondenti su r si
allontanano sempre più dal punto iniziale P. Ne consegue
che nel momento in cui la retta per C diventa parallela
alla r il punto da essa incontrato su r è
all'infinito, ossia è il punto improprio della retta r e si
indica con P∞.
In base a questo presupposto
il punto improprio si identifica con la direzione della retta
per C parallela alla r, direzione che è comune a
quella della retta r. Quindi si usa dire che il punto
improprio è individuato dalla direzione, od anche che "la
direzione rappresenta il punto improprio".
Si osserva che, dopo aver
"raggiunto" il punto improprio mediante la parallela per C
alla r, se viene aumentato l'angolo w il punto
P riappare sulla retta r dalla parte opposta a quella
di partenza e si avvicina sempre più alla posizione iniziale con
l'aumentare dell'angolo. Il verso di percorrenza non varia.
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